Tutti conoscono l’antica domanda dell’oggetto personale irrinunciabile su un’isola deserta. Da molto tempo la mia risposta a questa domanda é chiara ed inequivocabile: il mio Moleskine rosso. Il piccolo taccuino, simpaticamente ribattezzato „moleskino rosso“, negli anni si é rivelato il mio più fedele ed indispensabile compagno di viaggi. E proprio dal mio taccuino rosso nasce l’idea di creare questo sito.

Mi chiamo Mirko, sono freelance nel campo audiovisivo, orientato verso i „nuovi media digitali“ e faccio la spola tra l'Italia, Vienna, Berlino e navi da crociera. Da diversi anni lavoro per alcune aziende rinomate che mi danno la possibilità di seguire la mia passione più grande - quella di viaggiare - anche professionalmente.

Su queste pagine virtuali voglio riportare immagini ed impressioni raccolte strada facendo e crearne un' esperienza multimediale. Dietro ai ritratti di città spesso si cela infatti qualcosa di più di una semplice galleria fotografica. Spetterà poi a voi scoprire che cosa. Ed i racconti a loro volta rappresentano dei webreportage ricchi di contenuti in forma di „scrolly-telling-stories“. Ma non voglio rivelarvi troppo, ora tocca voi. Non mi resta che augurarvi buon divertimento...

Racconti

Vivere e morire a Varanasi

Sporcizia, frastuono, un gran putiferio stradale, smog e milioni di persone. Cosí mi accoglie Varanasi: la città sacra, la città della luce, la città della vita, la città della morte. Dalla terrazza, sul tetto dell’ostello, osservo il mare di edifici indigenti che si estende nella notte. In lontananza si avvertono continui canti e suono di tamburi. Qui si prega incessantemente: da due millenni e mezzo. Alle sei del mattino attendo non so chi in una discutibile lobby di una altrettanto discutibile guest house, al buio. Si presenta l’ombra di un uomo, si ferma sulla soglia della porta e con il viso coperto da un safi mi fa cenno di seguirlo. Fuori è ancora notte. Pieno di aspettative decido di seguire il misterioso taciturno nei cupi vicoli di Varanasi.

Prima e Ultima Fermata Reykjavik

„You know, it’s Iceland!“ Un´ affermazione poco espressiva ma comunque l’unica possibile per descrivere ad evidenziare la follia e gli spettacoli scenici e naturali di questi posti. Un inizio estate di qualche anno fa un amico ed io ci mettemmo in viaggio per andare alla ricerca di questo piccolo paese alla fine del mondo. Nessuna pianificazione, pochissimi preparativi: giusto un biglietto aereo, una macchina a noleggio ed una stanza per le prime due notti. Paesaggisticamente indescrivibile ed umanamente completamente svitata, l’Islanda ci ha saputo incantare immediatamente. Un “road trip” mozzafiato. Prima e ultima fermata Reykjavik, lungo la Hringvegur, la strada Anello islandese.

The Rajasthan Experience

Delhi. Paharganj. Lercia, mefitica, chiassosa e con una folla strabocchevole, questo disastro di città ti schiaffa tutta la sua più terribile crudeltà direttamente in faccia. L’arrivo è atroce, l’impatto spietato, lo shock culturale schiacciante. L’India mi accoglie con la più piena e sconcertante onestà. Eppure, dietro a tutta questa immondizia e a questo fango sbocciano i fiori di loto che questo quartiere, questa città e questa regione sanno mostrare e offrire. Il mio viaggio nel Rajasthan inizia proprio qui, a Paharganj, uno dei quartieri piú disperati di Delhi. Ben presto però la mia esperienza si trasformerà in un indimenticabile viaggio intriso di colori, sapori e magia.

Ritratti

Djemaa el Fna – la soglia dell’Oriente

Il colore rosaceo delle pareti e delle mura, così tipico di Marrakesh, si intensifica all’alba ed al tramonto. In qualche modo mi riporta a casa, ricordandomi l’enrosadira delle Dolomiti. È ormai sera quando riafferro lo zaino e scendo dal taxi. Un lungo respiro all´arrivo: l’aria è dolciastra. Mi metto subito in cammino, lasciandomi il caos stradale alle spalle. Il rumore del traffico viene presto assorbito e sostituito dai canti dei mercanti, degli artisti e dei mendicanti. Le strade qui lasciano spazio a carrozze trainate da asini e cavalli. Improvvisamente, come volesse darmi un caloroso benvenuto, dal minareto della moschea della Koutoubia si diffonde l’Adhan, la chiamata islamica alla preghiera.

Dove la Serenissima ritrova se stessa

Esistono luoghi che vanno oltre l’ammirazione, l’agio, la musa. Luoghi che una volta entrati nel cuore non si abbandonano più e diventano sinonimo di casa. Venezia questo è per me. Sento il dovere e la necessità di dedicarle molto di più di un semplice ritratto. Venezia è un luogo che oggi purtroppo vede la propria esistenza minacciata. Minacciata sí dall’usura del tempo e dal mare, ma sopratutto dal turismo e da marce speculazioni immobiliari. Ma al di là di grandi navi ed investitori stranieri, non molto lontano da Rialto e San Marco, i Veneziani sono riusciti a preservare una parte del fascino unico e secolare della città più bella del mondo.

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Manhattan Revisited

“Chapter 1. He adored New York City. He idolized it all out of proportion…no, make that: he – he romanticized it all out of proportion. Yeah. To him, no matter what the season was, this was still a town that existed in black and white and pulsated to the great tunes of George Gershwin.“ Le parole questa volta provengono dal grande maestro stesso. La musica – come nell’originale – è firmata George Gershwin. Un mio piccolo esperimento: un remake molto personale come tributo ad un grande contastorie dei nostri tempi: mi riferisco a Woody Allen. Ho voluto seguire le sue tracce e mostrare una Manhattan con immagini mie ed in uno stile tutto suo, ispirandomi al suo capolavoro del 1979

La Perla del Nord

Chi la abita ama definirla la città più bella del mondo. Io non la abito e preferirei in ogni caso distanziarmi da osservazioni euforiche di questo tipo. Bisogna però ammettere che gli abitanti di Amburgo non sono da biasimare per questa loro impertinenza un po’ azzardata. Qualche anno fa decisi di trasferirmi nella Hansestadt, per qualche mese. Certo, ancora non sapevo che avrei affrontato l’inverno più rigido degli ultimi dieci anni. In quei mesi inesorabilmente gelidi, però, sviluppai un grande affetto per la città, per il Kiez, l’Alster, il porto e l’atmosfera desolata ma ispiratrice del Mare del Nord. Ne è nato un ritratto molto personale, sincero e caldo.

Balkani dangereux

La pura voglia di una svolta e la necessità di nuove impressioni diedero la spinta decisiva a questo viaggio. Ricordo un periodo pieno di insoddisfazione, noia e una grande urgenza di fuggire da Vienna, città in cui vivevo allora. Completamente squattrinato, sfruttai un passaggio per Venezia, per poi da lì decidere sul da farsi. L’avventura mi fece imbarcare per pochissimi soldi su un traghetto greco; destinazione Patrasso. Da lí mi sarei arrangiato, con passaggi e mezzi pubblici, via Atene fino ad Istanbul. Un viaggio improbabile nel sud-est europeo, pieno di incertezze ed incognite e che alle fine mi portò nel cuore della Transilvania, rivelandosi un’avventura fantastica.

Tibidabo

„Barcellona, un orizzonte così incantevole, Barcellona come un gioiello al sole. Per te sarò un gabbiano che vola sopra il tuo bel mare“, cosí la cantó Freddy Mercury. Un noto proverbio, invece, la descrive come una signora che ama raccontare storie, diffidente, ciarliera e guardinga, con una mano ti accarezza il viso e con l’altra ti sfila il portafogli. Di Barcellona non ci si puó che innamorare. Poche città riescono ad offrire tanta qualità di vita. E di poche città al mondo ho sentito parlare cosí tanto, così bene e con tale entusiasmo. Arrivò quindi il giorno in cui decisi di visitarla di persona. Mi resi presto conto che in tutti i racconti e resoconti, nessuno mai aveva né esagerato né mentito.

Il mio Lavoro sui Tetti del Mondo

Che cosa vi avevo detto? C’è un mondo intero ai nostri piedi. E chi lo vede così, a parte gli uccelli, le stelle, gli spazza camini… e Mirko? Queste sono le parole di una famosa scena di Mary Poppins. Parole che negli ultimi anni ho ripetuto spesso, sempre con un gran sorriso. Dal 2013 sono regolarmente in viaggio per riparare le telecamere panoramiche della compagnia tedesca „earthTV“. Si tratta di telecamere di produzione propria sparse in giro per il mondo. Come addetto ai lavori, ho la fortuna di poter lavorare in posti da visuale mozzafiato, in cui spesso l’accesso è negato ad altri. Voglio quindi condividere qui alcune delle immagini raccolte negli anni.

Childhood

Per quanto sia grande, vasto, vario e meraviglioso il mondo e per quanto o quanto poco io lo abbia girato, mi ritengo fortunatissimo a essere nato e cresciuto in un posto incantevole e magico. Non avrei mai potuto pubblicare fotografie e pensieri di viaggi, senza dedicare uno spazio ai paesaggi che circondano la mia città natale ed i luoghi in cui ho passato la mia infanzia. Childhood raccoglie immagini dunque molto personali, che non seguono rotte di viaggio o eventi ben definiti; l’unico comune denominatore resta la mia infanzia e i luoghi a lei connessi. Luoghi che, curiosamente, imparo ad apprezzare e ad amare sempre di piú ogni qualvolta mi allontano.

Strada Facendo

Questa galleria altro non è che un mio frugare tra vecchie fotografie. È il ritrovamento del famoso scatolone in soffitta, nel quale si è messo ciò che non aveva un suo luogo apposito e che dispiaceva buttare. Durante i miei viaggi – strada facendo, appunto – nel corso del tempo ho raccolto scatti qua e là che, però, in quel momento non avevano trovato il loro giusto posto, né una meritata attenzione. Immagini che comunque ho voluto custodire, perché le trovo ben riuscite e sarebbe un peccato abbandonarle nel buio del dimenticatoio. Nessun tema, quindi, nessuna categoria: un semplice mix di fotografie scattate, un po’ qua, un po´ la.

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